Il video di Salvini sul caso Open Arms: ecco le tecniche che ha utilizzato
Il ministro delle infrastrutture Matteo Salvini si difende con un video sui social alla richiesta di 6 anni di carcere per il processo Open Arms. Ma quali tecniche di comunicazione e di linguaggio non verbale ha utilizzato?
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Salvini sceglie il setting di un finto interrogatorio. L’assenza del microfono lavalier gli serve per ottenere un riverbero naturale della voce. Le inquadrature di tre quarti dal basso conferiscono una postura di dominanza. Inoltre c’è un solo controluce, a imitare lo stereotipo dei film.
Il piano di inquadratura è selezionato in modo da ovviare alla consueta ipergesticolazione di Salvini (che comunque è assente), allo scopo di portare l’attenzione interamente sul labiale. La musica di sottofondo serve per evocare la risposta emotiva di chi guarda.
Tutto il setting converge sul solo scopo di dare forza al finale. Un finale in cui Salvini esibisce più fallacie logiche: l’art.52 della Costituzione infatti non c’entra niente con gli sbarchi. Il dichiararsi colpevole di aver mantenuto la parola, inoltre, rappresenta una fallacia strawman, perché non risponde nel merito alle accuse. Infine c’è una fallacia non sequitur: il fatto che nessun altro ministro sia mai stato accusato dello stesso reato, non ha nessuna correlazione logica con l’innocenza di Salvini.
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