Come i pensieri condizionano i nostri discorsi in pubblico
Quando parliamo in pubblico siamo già convinti di sapere quello che gli ascoltatori pensano di noi.
È questo l’ostacolo che spesso individuo tra le persone che vengono a seguire un corso di Public Speaking con me.
È nel momento in cui diamo per vero un particolare pensiero (“si stanno facendo i fatti loro sul cellulare, quindi non sto andando bene”, “ho avuto un’esitazione, quindi sto facendo una figuraccia”), che rischio di compromettere l’efficacia della mia performance.
Se ci facciamo caso, ciascuna delle frasi che ho indicato tra parentesi rimanda a delle generalizzazioni di cui non abbiamo prove. Sia chiaro: sono legittime, ma è nel momento in cui le diamo per vere che cominciamo a condizionare l’esito del nostro discorso.
Ancora una volta la parola “mindfulness“, “consapevolezza”, ci può dare una mano a ricoscere che un pensiero è soltanto un pensiero: non è necessariamente vero o falso. È un pensiero.
È una modalità possibile per relazionarci meglio con le nostre emozioni quando parliamo in pubblico: non dare necessariamente per veri i mille (inevitabili) pensieri che emergono mentre siamo sul palco.
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